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Il miglio verde |
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Frank Darabont 1999
Warner - 106' |
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Il miglio in realtà è soltanto
l’ultimo corridoio prima della sedia elettrica e nel braccio
diretto da Paul Edgecomb (interpretato da un bravissimo Tom
Hanks) sono quattro i predestinati alla pena capitale.
Louisiana, 1935: tra di loro, ultimo arrivato, c’è anche John
Coffey (interpretato da Michael Clarke Duncan) su cui grava
l’accusa di aver trucidato due gemelline. L’uomo, un gigante che
parla per enigmi, è dotato di doti che vanno oltre la conoscenza
terrena e ben presto il miglio, verde perché così vuole il
colore del suo pavimento, diventa un microcosmo in cui le
relazioni umane, tra i detenuti e i secondini, tra questi e le
loro famiglie, si evolvono fino a svelare nodi difficili da
sciogliere. Per oltre tre ore, scena dopo scena, l’elegiaco
racconto di Stephen King diventa una sorta di rappresentazione
teatrale in cui il regista è bravo a dissimulare l’aspetto
claustrofobico del carcere (e in particolare del braccio della
morte) per ricavarne una morale, nemmeno tanto nascosta, su quel
briciolo di speranza che può nascere in ogni angolo di questo
mondo, anche il più buio e profondo. Splendidi gli attori che
assecondanto Tom Hanks e Michael Clarke Duncan, da David Morse a
Barry Pepper, da Sam Rockwell a Bonnie Hunt per finire con il
solito, stralunatissimo (e altrettanto bravo) Harry Dean Stanton,
forse il vero elemento metafisico del film.
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