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Partendo da un punto di vista particolare, quello
dell'infanzia, James Agee racconta, esattamente come dice il
titolo, Una morte in famiglia nell'ambito di una piccola comunità
americana, nel Tennessee, inizi del ventesimo secolo. A partire
dal funereo evento, si sviluppa una sorta di coro tragico che la
scrittura di James Agee riesce a rendere in tutta la sua
complessità, ma anche in tutta la sua forza raccontando un senso
di comunità, forse di appartenenza che sembra essere scomparso.
Una morte in famiglia vinse il Premio Pulitzer del
1958, a conferma del talento, dello spirito e del coraggio di
James Agee, scrittore e reporter (da non dimenticare Sia lode ora
a uomi di fama con le fotografie Walker Evans) che proprio in quel
libro così ribadiva il valore della letteratura: "Senza
particolari condizioni e se ne necessario con combattività io
rispetto le opere dell'immaginazione anche quelle ritenute le più
fantastiche e ci credo. Sono anzi disposto a dire, poiché coerente
con me stesso ci credo, che le opere di immaginazione (soprattutto
perché in una certa misura creano qualcosa che non è mai esistito
prima, aggiungono qualcosa alla somma totale dello stato
dell'essere, e in un certo senso la precisano, mentre il resto
dell'attività mentale è meramente deduttiva, descrittiva,
acquisitiva o contemplativa) fanno progredire e aiutano il genere
umano, aprono una prospettiva nel buio che lo circonda, come a
nient'altro è possibile". Dovesse servire una testimonianza a
riprova, Una morte in famiglia funziona perfettamente allo scopo
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