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Sognando Babilonia |
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Richard Brautigan
Marcos Y Marcos |
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La sfortuna che ha C. Card è quella, tutta
metaforica, di essere un sognatore di professione. Sogna più ad
occhi aperti che dormendo, e che sogni: una vita nella Babilonia
dei giardini prensili, una ragazza florida e adorante, Nana-dirat,
un paradiso terrestre frutto di un palla da baseball centrata con
la testa piuttosto che con la mazza. C. Card è un po' sbiellato,
non ci piove, ma la realtà in cui vive, una Los Angeles torbida e
assolata, non molto lontana da quella di Raymond Chandler,
alimenta quotidianamente i sogni ad occhi aperti e chiusi di
personaggi come lui. Provando a fare il detective, più con le
parole che con le indagini ("Se la paga è interessante
domattina le faccio trovare il cadavere del presidente degli Stati
Uniti sull'uscio di casa, insieme al giornale") C. Card ha
modo, negli intervalli dei suoi sogni babilonesi, di frequentare
una varia umanità di falliti a cui miserabilmente cerca di scucire
qualche dollaro o, in mancanza, persino le pallottole per la sua
pistola. Con la consueta vena di irriverente follia, Richard
Brautigan, già autore del fondamentale Pesca alla trota in
America, con Sognando Babilonia tratteggia un romanzo
noir nella sostanza, ma ironico e surreale nella forma. Con tre
righe che spiegano, meglio di tante lezioni, cosa vuol dire
leggere (e scrivere): "Mentre leggevo il romanzo paragrafo dopo
paragrafo, pagina dopo pagina, traducevo nella mente le parole in
immagini, da guardare e mandare avanti veloce come un sogno". |
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