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Bullet Park |
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John Cheever
Fandango |
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È la strana
normalità della provincia americana, o della provincia tout court.
Coppie che dibattono e vivono "una forma di amore", a volte
come se fosse "un dilemma cosmico prodotto dai rivolgimenti
della storia e della natura", famiglie sempre sull'orlo di un
collasso emotivo, la confusione tra le notizie del giorno ("E
certe volte i giornali non fanno che confondere ancora di più le
idee. Continuano a pubblicare foto di soldati morenti nella
giungla o nel fango accanto alla pubblicità di pellicce di
zibellino o di anelli con smeraldo da quarantamila dollari.
Parrebbe quasi puerile sostenere che in quel modo è come se il
soldato fosse morto per la pelliccia o per l'anello, ma ecco
sempre là, giorno dopo giorno, soldato morente e anello") e i
giorni in cui arrivano le notizie che cambiano la vita.
Tante strade, tante piccole case di periferia, tanti volti e
altrettante storie che John Cheever racconta con una scrittura
densa e limpida nello stesso tempo, ricca di dettagli e di superbi
incastri, cesellati con raffinatezza artigiana, ma anche
scorrevole, come una ballata o uno standard jazz.
Non senza piccoli spunti polemici e concretamente reale, che
affiorano tra le righe del bucolico Bullet Park: "Parlano di
libertà e indipendenza più di chiunque altro, ma riforniscono di
denaro, armamenti e tecnologia chi annienta la libertà e
l'indipendenza di chi la rivendica. Io ho in odio la menzogna e la
falsità, e se ci si ritrova in un mondo così pieno di bugie,
suppongo che si abbiano tutte le ragioni per essere depressi. E'
un dato di fatto che io non possiedo tutta quella libertà e
indipendenza come vorrei davvero".
Un grande libro e un autore, John Cheever, da riscoprire. |
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