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Circolo chiuso |
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Jonathan Coe
Feltrinelli |
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L'humus su cui ama muoversi Jonathan Coe ormai è
abbastanza chiaro e diventa anche evidente con il romanzo che
chiude e completa le vicende de La banda dei Brocchi. La
sua, anche tornando a La casa del sonno o a La famiglia
Winshaw, è una storia parallela e alternativa della Gran
Bretagna moderna, ricostruita attraverso con uno sguardo lucido,
partecipe, ironico, a tratti sorprendente. Con l'irlandese Robert
McLiam Wilson, Jonathan Coe è forse l'unico scrittore in grado di
sintetizzare certe ragioni civili, anche soltanto la voglia di
essere informati dei fatti e sulla vita, con una narrativa dal
gusto pop (e popolare), ma mai banale. La banda dei Brocchi
non è però del tutto emarginata dal potere di Tony Blair: Paul
Trotter è diventato un aitante membro (secondario) del governo e
Doug Anderton è un'editorialista di grido, ma ciò non impedisce
l'emergere delle frustrazioni, dei rimpianti, di ricordi
ingombranti e pericolosi che porteranno a non pochi colpi di
scena. Claire Newman alla disperata ricerca della sorella Miriam,
Benjamin Trotter in attesa (altrettanto disperata) del primo e
unico amore della sua vita, Cicely Boyd; Steve Richards che ne
La banda dei Brocchi era Rastus al centro di un odioso
episodio di intolleranza, Philip Chase con il suo placido e
irrisolto tran tran verranno travolti dal loro stesso passato.
Impossibile rivelare di più perché il ritmo frenetico di Circolo
chiuso, che è e resta un ottimo romanzo, non risparmia sorprese. |
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