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La pioggia prima che cada |
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Jonathan Coe
Feltrinelli |
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Attraverso una vecchia scatola di nastri e
fotografie prende forma l'identità forma tre o quattro generazioni
di donne le cui esistenze nonché i destini si incrociano con tutti
i loro amori, stili, ideali e fallimenti. Il puzzle che si forma
nelle fotografie, la cui descrizione è l'essenza de La pioggia
prima che cada, è molto labile, come lo sarebbe in realtà, anche
perché il rapporto tra immagine e scrittura porta in un campo
complesso. Tra le righe del romanzo, ad un certo punto lo afferma
anche Jonathan Coe: "Una fotografia è ben poca cosa. Può catturare
soltanto un momento, tra milioni di momenti, nella vita di una
persona o di una casa" ed è, come dice più avanti, una realtà
ingannevole, dove un sorriso (si sorride sempre in una fotografia)
è sempre falso. Forse è per quello che, fotografia dopo
fotografia, bisogna arrivarci, ben dentro, per vedere la luce che
le illumina per intero. E' allora che il titolo dà un senso al
romanzo, lo apre, lo spiega, accende una fuoco d'artificio sopra
le fotografie rendendo uniforme e comprensibile il patchwork di
ricordi, sentimenti, sogni, vite vissute e non. Qualcosa in più di
un titolo, quindi, il cui compito è anche quello di spiegare
l'anima della storia (forse di tutte le storie) contenuta tutta in
quella frase che dice: "qualcosa può farti felice, anche se non è
reale". Un romanzo lirico e bellissimo.
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