Una donna, una vita, un destino: non si può certo
dire che Maria, la protagonista di Una donna per caso sia stata
appena sfiorata dalla fortuna.
Nel suo peregrinare attraverso le pieghe dell'esistenza ha visto,
subito e stoicamente sopportato le brutture, l'insipienza, la
nullità di rapporti umani sempre obliqui, ambigui, senza una via
d'uscita. La vita a senso unico contro le avversità, la mite
fierezza con cui si oppone danno al romanzo un'aria malinconica e
sottilmente crudele, ma se poi si legge tra le righe, in quel
repentino gioco di ruolo tra autore, narratore, Maria e il lettore
c'è il rischio che tutto sembri una sorta di grande illusione.
Uno scherzo, nel senso compiuto e teatrale del
termine, che Jonathan Coe conduce con coerenza e coraggio, ma che
forse avrebbe avuto bisogno di più spazio e di altri caratteri per
arrivare fino in fondo. L'idea di scambiare un po' le posizioni
tra chi scrive, chi legge, chi racconta e chi è intrappolato negli
eventi della vita, resta brillante e chissà applicata ad una
storia un po' più corposa (come quelle di La casa del sonno o La
banda dei brocchi) che risultati potrebbe dare. |