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Lo stato delle cose |
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Richard Ford
Feltrinellli |
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La lunga epopea di Frank Bascombe, il personaggio di Richard Ford
che era comparso la prima volta come Sportswriter ed era tornato
per Independence Day, si conclude sulla costa del New Jersey. E'
il giorno del Ringraziamento, l'inverno comincia a farsi sentire
e anche gli anni passati hanno cambiato tutto e niente,
difficile scoprirlo perché "non è che vediamo la parte e il non
il tutto: noi proprio non vediamo, né la parte né il tutto".
Frank Bascombe si è sposato una seconda volta, ha scoperto di
essere malato, si è messo in proprio (con un socio di origini
tibetane) e riga dopo riga sembra ripetere, con quel tono
proprio di Richard Ford (suadente, ossessivo nei dettagli e
premuroso nei confronti del lettore) "I don’t wanna fade away".
La citazione è quasi obbligatoria perché ancora più di
Independence Day (come è ovvio fin dal titolo), Lo stato delle
cose sembra ispirarsi a piene mani da The River: non è soltanto
il New Jersey o la vita dentro le macchine ("Perché succedono
tante cose in macchina? Che sia l’ultimo spazio intimo che ci è
rimasto?" si chiede ad un certo punto Frank Bascombe) che sono
gli stessi di Bruce Sprigsteen ma anche quell'attitudine a
raccontare le storie un pezzo alla volta, cercando di
focalizzare minuscoli particolari e nello stesso tempo grandi
emozioni per giungere ad una poesia della quotidianità che dice,
infine "la giornata è passata intatta. Non è una cosa da dare
per scontata". Così viviamo oggi, e Lo stato delle cose è uno
dei pochi capolavori che riesce ancora a narrarlo con passione e
lucidità.
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