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CULTURA E TEMPO LIBERO
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Carmelo Genovese Editori
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E' utilissimo questo sintetico ma in gran parte esaustivo
ritratto di Chuck Berry. Anche perché l'uomo, il chitarrista, il
songwriter e lo storyteller che convivono nello stesso personaggio
meritano senza dubbio un'attenzione speciale. Carmelo Genovese, che mastica
l'early rock'n'roll come pochi altri, lo fa con scrupolo e con il consueto
garbo (già sperimentato, per esempio, con Elvis), affrontando anche
i lati più spigolosi della vita di Chuck Berry e coniando per lui
la brillante definizione di "inconsapevole poeta". A suo modo
confermata nell'ampia sezione dedicata al suo personale autoritratto dove
Chuck Berry si descrive così: "Non credo di essere speciale;
niente a che vedere con l'espressione di Nat King Cole, la poesia di Maya
Angelou o l'eleganza di Duke Ellington. La mia musica è molto semplice.
Volevo suonare il blues ma non ero abbastanza blue. Non ero come Muddy Waters
o altra gente che aveva veramente sofferto. In casa nostra non mancava il
cibo in tavola ed eravamo benestanti rispetto a tante altre famiglie.
Così mi sono concentrato sul divertimento, l'allegria e sulle
novità. Ho scritto di automobili perché una persona su due le
possiede. Ho scritto d'amore perché tutti vogliono l'amore".
Completano l'insieme una dettagliata discografia e un'appendice dedicata agli
eventuali eredi dove Carmelo Genovese tergiversa un po' per tornare spesso e
volentieri su Chuck Berry. Non è difficile capire perché:
raccontare l'eredità e l'influenza di Chuck Berry vuol dire confrontarsi
con l'intera storia del rock'n'roll e forse nemmeno un altro libro sarebbe
sufficiente.
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