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La letteratura nell'era
dell'informatica |
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Cesare Milanese
Bevivino Editore |
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La sensazione che rimane dopo aver letto le
puntuali analisi di Alberto Abruzzese, Enzo Berardi, Pino Blasone,
Vanni De Simone, Gabriele Frasca, Fabio Giovannini, Marco
Palladini, Gabriele Perretta e dello stesso Cesare Milanese che
assembla e coordina tutti gli interventi è che, per parafrasare
Joe Strummer (non uno scrittore, ma un profeta), il futuro non è
ancora scritto. Senza entrare nel merito dei singoli saggi e
ancora meno delle relative tesi (che ci vorrebbe, come minimo, un
altro volume) diventa evidente, pagina dopo pagina, che nonostante
l'evoluzione tecnologica, anzi probabilmente e in gran parte
proprio per quello, come dice J.G. Ballard, "il paesaggio dei
media è una mappa in cerca di un territorio". Allora più che
cercare di capire cosa può diventare La letteratura nell'era
dell'informatica, sarebbe molto interessante chiedersi cosa può
raccontare ancora un romanzo. Gli strumenti, le forme (tecniche),
il mercato (in cui viviamo) avranno e hanno già avuto un peso
determinante , ma resta l'incognita di cosa si potrà raccontare,
più di come si potrà raccontare dopo che, come scrive William
Burroughs "la linea di demarcazione fra paesaggio interno e
paesaggio esterno è crollata. I terremoti possono essere originati
da sconvolgimenti sismici all'interno della mente umana. L'intero
universo randomizzato dell'età industriale esplode in frammenti
criptici".
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