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L'ultimo lettore |
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Ricardo Piglia
Feltrinelli |
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Visto che tra le tanti immagini del lettore che
questo bel libro di Ricardo Piglia elenca nelle sue eloquenti
pagine c'è anche quella di "colui che legge male, distorce,
percepisce in modo confuso", forse va la pena di cominciare a
parlarne leggendo dal fondo. Tanto non è un thriller, non si svela
la trama, non si brucia la sorpresa ed è proprio nelle battute
conclusive che, citato in due righe due, Josif Brodskij spiega il
senso ultimo del libro di Ricardo Piglia quando dice: "in poesia
come in qualsiasi altra forma di discorso, il destinatario conta
quanto colui che parla". Degli scrittori si sa tutto, dei lettori
nessuno si ricorda mai e allora Riccardo Piglia racconta la
bellissima solitudine grazie alla quale non sono e non siamo mai
soli perché "chi legge è protetto da qualsiasi turbamento, isolato
dal reale" e può permettersi altre lenti e altre finestre con cui
guardare il mondo perché "la lettura agisce come un modello
generale di costruzione del senso" ed è sempre salvifica, anche
quando è triste, malinconica, dolorosa o comunque difficoltosa.
Serviva qualcuno che ricordasse finalmente che la lettura è
qualcosa in più, una magia e un viatico più per i sogni che per i
sonni, perché in fondo in fondo il lettore "è colui che arriva
tardi, è l'ultimo cavaliere errante". Da questo libro, un po' meno
sconosciuto, un po' più fortunato.
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